G. Verdi
da Un giorno di regno: Ouverture
Fantasia su Un ballo in maschera elaborazione di Luigi Hugues
Fantasia su Rigoletto elaborazione di Karl Doppler
da La Traviata: Preludio dell’atto primo, Scena del brindisi
da I vespri siciliani: L’autunno

F. Morlacchi, A. Torriani
Fantasia concertante su motivi di Giuseppe Verdi

Quale segno del destino! Il cognome del musicista simbolo del Risorgimento è anche l’acrostico di Vittorio Emanuele Re D’Italia, inneggiato durante i moti come futuro sovrano unificatore. Questo gioco linguistico doveva irritare non poco gli Austriaci, i quali non si facevano scrupoli a usare la forza per sedare le ribellioni nei territori sotto il loro dominio, ma d’altra parte non potevano censurare ogni “Viva Verdi” urlato all’uscita dei teatri così come nelle piazze, oppure scritto sui muri, magari con l’ambiguità dei punti a separare le cinque fatidiche lettere. Dopo molte lotte, il Regno d’Italia in qualche modo si fece e Vittorio Emanuele II ne ricevette lo scettro. Anche Giuseppe Verdi, che anno dopo anno si era affermato come genio dell’opera e come convinto patriota, entrò nel governo: fu prima eletto deputato con l’appoggio di Cavour in persona, in seguito ricevette la nomina di senatore a vita. Egli, però, da uomo schietto e saggio, non fece mistero della sua delusione per gli sviluppi post-unitari, non sempre all’altezza degli ideali di libertà, verità e giustizia che avevano animato le insurrezioni. A differenza di quegli artisti e intellettuali inclini a ruoli contemplativi ed appartati, se non persino chiusi nella propria torre d’avorio Verdi si immerse con attiva partecipazione nella vita pubblica e sociale del suo tempo e non di rado trasferì i suoi entusiasmi in musica; mai tuttavia permise che i suoi lavori fossero posti al servizio di cause politiche, per quanto nobili potessero essere.
L’opera verdiana, dunque, anche quando arde di sentimenti eroici e freme di amore per la patria, non cade nelle paludi della retorica e non perde neanche per un minuto lo status di arte assoluta e indipendente. Qui non fu il musicista a forgiare il proprio lavoro su un qualsivoglia modello nazionale, ma piuttosto è stata l’Italia stessa a formarsi sulle note di quel repertorio, che ancora oggi ne costituisce uno dei più alti fondamenti culturali.

TRIO NOVA straordinario trio di solisti che ha debuttato nel 1996, con un Concerto a Casa Barezzi di Busseto, città natale del Maestro Verdi, in apertura del Festival Verdiano.
La ricerca dell’ensemble, è rivolta alla riscoperta del ricchissimo e prestigioso patrimonio strumentale italiano del XIX secolo di matrice operistica, spesso ancora inedito, ed alla valorizzazione del repertorio del XX secolo. La simbiosi strumentale tra il flauto, il fagotto e il pianoforte rende il Trio, nella sua particolarità di organico e di repertorio, un ensemble di grandissimo virtuosismo e di straordinaria ricchezza musicale. Nelle tournée, che finora hanno toccato tutta Europa, Stati Uniti e Giappone, i tre musicisti hanno sempre ricevuto una entusiastica accoglienza.