martedì 25 aprile —  ore 16:00

Cercivento / Cjase da int

Rapsodia di una pallottola

Backstage per giornalisti & plotone musicale su “I Fusilâz di Çurçuvint”

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Tra la Valcalda e la Valle del But sorge Cercivento, dove circola il vento, curcum ventum come recita il latino popolare. Il paese accoglie le abitazioni tra le più belle ed antiche della Carnia, come le case Citars (1577), Tiridin (1634), Morassi (1690), Vezzi e Pitt. Tra i luoghi d’interesse più frequentati l’antica Pieve di San Martino, le cui prime notizie scritte risalgono al primo Trecento.

FARIE DI CHECO
È un’antica fucina con meccanismi azionati ad acqua del XVI secolo, completamente ristrutturata e perfettamente funzionante. Rappresenta un esempio di recupero edilizio di antichissimi insediamenti..

16/09 – 16° TAPPA DEL CAMMINO DELLE PIEVI
A partire dalle 9.00 verrà percorsa una tappa da Cercivento a Timau, con animazione spirituale a cura dell’Arciconfraternita Pieres Vives.

fotografia di Ulderica Da Pozzo

1 – Pacifici: “Comandi!”
2 – Credere, Obbedire e NON Fiatare!
3 – Quella lettera dall’Argentina al Bollettino Parrocchiale
4 – Vojnovich: “l’Anarco-sauro?… un buon Carabiniere!”
5 – L’intervista impossibile: il Colonnello
6 – Il pentimento e l’espiazione canterina
7 – Un bel Inno per Disertori

Dopo tante polemiche, molte iniziative e diversi spettacoli di successo è ancora possibile trovare nuovi spunti su I Fusilâz di Çurçuvint? I nostri due protagonisti, Guerrino Pacifici e Miro Vojnovich, cronisti d’occasione, cercheranno di fare il punto della situazione sul tragico caso di Silvio Gaetano Ortis e di altri tre Alpini fucilati dai Carabinieri per essersi rifiutati di sostenere un attacco decisamente suicida contro una postazione austriaca sulle montagne che loro conoscevano tanto bene, pur avendo proposto una valida alternativa. Questo caso di rivolta (o ammutinamento?) e conseguente giustizia sommaria, incredibile a dirsi, è stato negli ultimi anni ancora molto dibattuto dall’opinione pubblica. Tutto è legato al problema dell’accettazione o meno di forme anche motivate di disobbedienza. Diversi furono i casi in cui, nonostante patriottismo e buona fede, l’irrazionalità della disciplina militare ebbe il sopravvento sul buon senso. Quale migliore occasione per parlarne se non il 25 Aprile, anniversario e festa nazionale della Liberazione? E se si provasse ad affrontare il problema non dalla parte di chi subisce un plotone d’esecuzione ma da parte di chi si ritrova a farne parte?
Negli ultimi anni sono giunte notizie da un’emigrata in Argentina di un tizio che, a quanto pare, era solito, durante il Ventennio, trascorrere l’estate nei luoghi della tragedia, cercando una sua via di pentimento e di espiazione. Soffriva una certa responsabilità per l’accaduto… Ecco quindi un Backstage per giornalisti & plotone musicale al seguito, una sorta di Rapsodia d’una pallottola per I Fusilâz di Çurçuvint…