domenica 27 luglio 2008 —  ore 20:45

Tolmezzo / Duomo di San Martino

Missa Solemnis

Ludwig Van Beethoven

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La costruzione attuale del duomo di S. Martino di Tolmezzo fu edificata demolendo la chiesa precedente nel 1750, su progetto dell’architetto Domenico Schiavi, e venne consacrata nel 1764.
L’interno del duomo di Tolmezzo è in un’unica grande navata con cappelle laterali e presbiterio sopraelevato. Nel soffitto ci sono tre affreschi attribuiti ad Antonio Schiavi, fratello del progettista. Di Nicola Grassi, invece, un ciclo di pregevoli affreschi databili 1731-32, commissionati da Giacomo Linussio e aventi come soggetti: gli Apostoli, la Madonna, il Salvatore, Sant’Ilario, la Crocifissione. Ulteriori pregevoli manufatti impreziosiscono l’importante luogo sacro.

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fotografia di Ulderica Da Pozzo

LUDWIG VAN BEETHOVEN – Missa Solemnis per soli, coro e orchestra – op. 123 Kyrie – Gloria – Credo – Sanctus – Agnus Dei

La Missa Solemnis in Re maggiore, Op. 123 fu composta da Ludwig van Beethoven tra il 1819 e il 1823 e fu eseguita per la prima volta il 7 aprile 1824 a San Pietroburgo. Dedicata all’amico ed allievo del compositore, il Cardinale ed Arciduca d’Austria Rodolfo d’Asburgo-Lorena, è considerata il suo capolavoro. Lo stesso Beethoven, nei suoi ultimi anni, la definiva il suo lavoro migliore e, benché non sia riuscita a raggiungere la popolarità di gran parte delle Sinfonie o delle Sonate, la potenza della musica beethoveniana è in essa pienamente rappresentata. È la seconda Messa musicata da Beethoven: la prima, la Messa in Do Op. 86, scritta anni prima su commissione del Principe Esterhàzy, più in linea con la tradizione della messa derivante dalle precedenti messe musicate, sempre per conto degli Esterhàzy, da Haydn e Hummel, ma presente, rispetto ad esse, forti caratteri di novità linguistico-espressive. Le dimensioni, tuttavia, la rendono liturgicamente più fattibile, rispetto all’enormità della successiva “Missa Solemnis” che, considerata la sua complessità e la sua durata, pur essendo musica sacra, è di fatto improponibile nella sua veste liturgica, tanto che non si ricorda una sua utilizzazione in tal senso.