PACE ALLA GUERRA.
REPORTAGE VIRTUALE STORICO-MUSICALE

Storia, reportage e opinionismo culturale

Uno dei problemi culturali più dibattuti nel nostro tempo è quello relativo a chi debba occuparsi maggiormente della divulgazione e del recupero della memoria storica. È evidente che gli attuali mezzi di comunicazione stanno mettendo in seria difficoltà quello che dovrebbe essere un settore gestito soprattutto da storici, ricercatori e studiosi specializzati. L’opinionismo moderno sta diventando oramai la professione di molti, e i social-network sono in grado di fornire le armi giuste per la crescita di questo fenomeno. Sempre più spesso la divulgazione storico-culturale compare su internet e web, allontanandosi da strumenti tradizionali come radio e televisione. Ecco perché per allestire in maniera attuale i singoli eventi teatral-musicali previsti da Pace alla Guerra, dei veri e propri momenti di riflessione storica, abbiamo ritenuto opportuno creare un personaggio, il giornalista Guerrino Pacifici il quale, accompagnato da un tele-cine-operatore, Miro Vojnovich, si trova a dover accumulare materiale audio e video per un reportage sulla Grande Guerra da poter utilizzare anche in più moduli su un network di punta, anche se non ben identificato. Per svolgere questo lavoro i due si recano in sei località tra Carnia e Friuli dotandosi di telecamera, microfono ed un agile set-studio di registrazione. Inevitabili saranno le discussioni su come realizzare il reportage, sulla pertinenza delle testimonianze e sulle interviste impossibili che si troveranno a dover fare a personaggi del passato, evocati quasi metafisicamente nelle singole situazioni. Dedito per trent’anni alla cronaca sportiva (per la quale c’è sempre qualcuno che vince e qualcuno che perde!) Pacifici, costretto dal suo caporedattore, dovrà adattarsi ad un approccio più equilibrato, accorgendosi che quei personaggi, in quella terribile Grande Guerra, hanno purtroppo sempre perso. Lo scettico Vojnovich, tecnico con contratto d’appalto e sindacalista impenitente, non potrà non intervenire, tirando fuori tutto il suo scetticismo libertario ed indipendente. In scena ci sarà anche un gruppo di musicisti di trincea: vocalist e strumentisti ad arco, fisarmonica, ottoni e percussione, tutti a bazzicare tra il classico, lo sperimentale ed il popolare. Contattati dalla struttura di produzione, hanno il compito di ipotizzare una colonna sonora per il reportage, dare il giusto tono anche sonoro al recupero di quelle memorie così legate al passato della nostra Regione.
L’obiettivo specifico di Pace alla Guerra vuole essere quello di dare finalmente pace e serenità ad alcune vicende drammatiche della Grande Guerra, arrivando ad una sorta di catarsi storica attraverso la conoscenza e la valorizzazione delle memorie realizzata direttamente sul campo.
Al giorno d’oggi l’approccio alla materia di giornalisti ed opinionisti sembra togliere il terreno sotto i piedi al metodo di storici e ricercatori, se non altro perché maggiormente in grado di aver presa sull’opinione pubblica. Tuttavia anche questo approccio può avere delle negatività, dei limiti che solo la ponderazione creativa teatrale (sotto certi aspetti anche umoristica!) può evidenziare cercando di riequilibrare il tutto. Ecco quindi che il delineare creativamente il rapporto fra i personaggi principali, i nostri due operatori d’opinione (il giornalista ed il cameraman), diversissimi fra loro e descritti work-in-progress, può essere uno strumento adeguato per riflettere sul cambiamento di prospettiva, sulle fratture e sulla discontinuità che la Grande Guerra ha provocato, nonché di rendere attuali le problematiche alla luce della situazione socio-politica dei giorni nostri. Le interviste impossibili dell’inviato postguerra Pacifici e l’approccio pratico del t.c.o. Miro Vojnovich, coniugati con l’anacronismo dei personaggi storici del 1917, evocati durante le scorribande giornalistiche del 2017, possono essere strumenti efficaci per evidenziare cent’anni di distanza tra i fatti e la riflessione su di essi. L’eventuale intervento del pubblico, anche polemico (perché no?!), potrebbe essere un altro obiettivo per rendere più efficace la memoria del passato attraverso quel processo di riappropriazione che solo la partecipazione a una performance-dibattito può dare.

Massimo Favento
Lumen Harmonicum