PACE ALLA GUERRA.
REPORTAGE VIRTUALE STORICO-MUSICALE

Guerra, Musica e Canti

Il centenario della Grande Guerra ha il pregio di aver messo in moto una splendida macchina di relazioni tra istituti, associazioni, ricercatori e appassionati. Per molti di essi il fine comune è quello di raccontare le vicende belliche con prospettive non scontate che previlegiano gli intrecci di linguaggi, partendo naturalmente dalle fonti storiche. Il felice rapporto instauratosi tra Lumen Harmonicum e Centro Studi Musica e Grande Guerra fa sì che la musica, insieme alla letteratura e il teatro, assuma un ruolo strutturale nel racconto della guerra e il progetto Pace alla Guerra ne è la prova. L’Associazione Centro Studi Musica e Grande Guerra si è costituita il 17 novembre 2012 con la finalità di raccogliere la più ampia documentazione (biografie, spartiti, registrazioni, immagini, bibliografie e sitografie) relativa alla produzione musicale – a livello sovranazionale – durante la Grande Guerra e, in particolare, sulle opere composte dai musicisti impegnati nei vari fronti o costretti alla prigionia di guerra. Si raccolgono anche opere di compositori non-combattenti concepite prima, durante e dopo l’evento bellico, purché abbiano attinenze con esso. L’Associazione dall’inizio del 2013 ha stipulato un protocollo d’intesa con la presidenza del Consiglio dei Ministri, Centenario della prima Guerra Mondiale 2014-2018, quale “Struttura di missione per gli anniversari di interesse nazionale”. Le guerre hanno da sempre costituito una fonte inesauribile per la creatività popolare e la Grande Guerra è stata un’esperienza vissuta soprattutto con il canto. Le diverse forme del canto popolare (epico-narrative, ballate, canti di lavoro, canti rituali, filastrocche) con lo scoppio del conflitto si spostarono al fronte, sia sul Carso, sia sulle Alpi. Provenienti da tutte le regioni italiane, i soldati si conobbero, condivisero la vita in trincea o a riposo, impararono a vicenda i canti delle terre di provenienza e, secondo uno schema proprio della cultura popolare, adattarono parole e strofe alle esperienze che stavano vivendo. Nacquero anche nuovi brani e le vicende della Guerra fornirono spesso le parole, mentre la linea melodica veniva scelta in funzione dell’efficacia comunicativa. Per molti soldati, uomini abituati a parlare solo i propri dialetti, la Guerra offrì l’occasione di imparare l’italiano proprio con la divulgazione canora. Relativamente a Pace alla Guerra, i cui riferimenti conducono in parte rilevante in Carnia, è stato possibile selezionare brani appropriati in friulano e in italiano che i soldati italiani cantavano proprio in quei luoghi.
Sono stati proposti quindi a Massimo Favento, che si è incaricato anche della necessaria strumentazione, alcuni canti in lingua italiana come Al comando dei nostri ufficiali, E Cadorna manda a dire, Ero un povero disertore, brani tra i più eseguiti sull’articolato fronte italiano. Grazie alla collaborazione in scena dei protagonisti, Pacifici e Vojnovich, si è deciso di dare spazio ad alcuni bellissimi canti in lingua friulana e carnica, testimonianze presenti in tutte le raccolte del tempo, a incominciare dall’opera Canti di soldati (1918) di Piero Jahier e Vittorio Gui. Tenendo conto poi della cosmopolita composizione di protagonisti e troupe non potevamo non citare anche il famosissimo canto triestino Demoghela! I guai che potrebbero passare Pacifici e i suoi, cercando di “dare pace” a vicende dolorosissime della Grande Guerra, necessitavano di una bella sigla, un jingle che giocasse sull’ambivalenza del significato tra titolo e refrain propri di questa canzone: l’aggressivo diamogliele! da confondersi col meno guerresco diamocela!, a gambe, naturalmente… Curiosa poi l’idea di chiederci più versioni di Giovinezza, testo di Oxilia messo in musica da Giuseppe Blanc nel 1908 quale canzone goliardica. Durante la Guerra la musica di Giovinezza, di sorprendente presa tra la truppa, fu abbinata ad altri testi: una versione “corridoniana” celebrante appunto la vicenda di Filippo Corridoni e poi quella decisamente patriottica degli Arditi. Negli anni venti Salvator Gotta creerà il testo per l’inno fascista. E il Lumen Harmonicum probabilmente offrirà un nuovo “scippo” del tema musicale, magari in funzione catartica… La Grande Guerra ha provocato tali immani tragedie che rinnovare suoni e melodie può essere lo strumento giusto per rivitalizzarne la memoria in funzione di un forte e poderoso: “mai più guerre!”

Carlo Perucchetti
Centro Studi Musica e Grande Guerra
Reggio Emilia