PACE ALLA GUERRA.
REPORTAGE VIRTUALE STORICO-MUSICALE

Con la matita tra le trincee della Carnia

Quando Massimo Favento mi ha offerto l’opportunità di realizzare delle illustrazioni per Pace alla Guerra sono stato colto da un certo timore dato dalla prospettiva di confrontarmi con un tema, quello della Grande Guerra, dalle proporzioni smisurate e profondamente radicato nelle memorie, oggettive e soggettive di molta parte della popolazione. Che cosa può un’esile matita in mano a un disegnatore part-time contro un dirompente obice infuocato? Quale è la necessità di interagire oggi con una tragedia che ha toccato così larga parte della popolazione di allora, a partire dai suoi piccoli protagonisti, le cui gesta sono state oggetto di una narrazione familiare che solo in questi ultimi anni si sta esaurendo? La grossa mole di documentazione iconografica originale unitamente ai reperti bellici oggi raccolti e museificati per i posteri, consultabili facilmente con un semplice clic al computer, ci facilita nell’entrare in quel mondo ormai, per noi, lontano. Non accontentandomi di questo, ho scelto di visitare i luoghi protagonisti nei sei episodi di Pace alla Guerra cercando una diversa e originale connessione con il territorio e ciò ha prodotto a mio avviso un punto di partenza molto stimolante. La lettura dei sei testi degli spettacoli ci porta lontano. Non corre semplicemente nei binari della dialettica Pace/Guerra, Bene/Male. Tramite le surreali interviste impossibili essa ci pone di fronte a continui cambi di situazione drammatica, ci spinge verso questo o quel personaggio, verso la sua conseguente tragica verità a tutto tondo. E a tutto tondo sono i luoghi deputati alla messa in scena, fuori dagli artifici del boccascena di un palcoscenico e dentro la materia viva della realtà. Visitando quelli che furono i luoghi-teatro di guerra, oggi fortunatamente amene località dove spesso godere di panorami mozzafiato e di una ricca arte gastronomica, come non notare la presenza di cimiteri e monumenti alla memoria dei caduti, scene fisse di tragedie antiche, immerse oramai nella vita di tutti i giorni. Quelle semplici lapidi sgretolate dalle intemperie o quei colossali mausolei costruiti per il compianto dei caduti, mi hanno sorpreso per il loro sguardo straniato, per i muschi e le gramigne dalle quali liberarle è una “caporetto” sicura, o per la ruggine che infetta inesorabile quei cannoni posti a guardia di qualcosa che tutt’ora mi sfugge. Forse bisognava piangere i morti al riparo da dubbi, sospetti risentimenti o rivendicazioni e qualche cannone fuori uso poteva darci una mano. Piano piano incomincia a delinearsi un orizzonte diverso. Incomincio a considerare Pace alla Guerra come un tentativo di rimozione di quei reperti arrugginiti, una riesumazione letteraria dal mausoleo della guerra di quelle vite interrotte dalle vicende belliche. Pace alla Guerra le porta in primo piano, accostandole con la quotidianità in un dirompente intreccio di storie che coinvolgono allo stesso modo civili e uomini in armi. Portare la finzione nella realtà e, viceversa, includere la realtà nella finzione è un modo per scollarci da una fruizione adesiva, etichettata a monte come in un efficiente centro commerciale, rimuovere, forse in modo irrispettoso verso alcune sensibilità, la ruggine che corrode un idea fusa nel passato, per costruire un percorso di confronto senza un finale garantito. Cercivento, Timau, Forni Avoltri, Tolmezzo, Cavazzo Carnico e Udine diventano i “luoghi deputati” dove realizzare la messa in scena dalla quale traggo anche i sotto-testi delle illustrazioni. Oggi piazze, strade, parchi e giardini, piuttosto che strutture turistiche e commerciali, come moderni invasori assediano lapidi e tombe monumentali confondendo la nostra memoria, immersa nella giostra della comunicazione contemporanea. Quale linguaggio grafico potrebbe aderire ad una tale visione, piena di ironia, goffaggine, provincialismo, quotidianità, barbarie, cinismo e quant’altro? Disegnando i protagonisti in un quadernetto senza pretese, mi sono reso conto che mi stavo dirigendo senza pensarci troppo verso il mondo del fumetto. Vojnovich, Pacifici e gli intervistati si materializzano in contesti surreali, in un mondo relegato tra la storia e il quotidiano, in uno spazio reso sì realisticamente, ma realizzabile veramente solo nell’artificio del tratto a matita o in un gesto teatrale dei nostri attori.

Mauro Zavagno