Di Carniarmonie si č detto molto, confermandosi, anno dopo anno, quale stagione musicale di grande livello, e coinvolgendo anche molti Comuni del Tarvisiano; grazie soprattutto all’impegno ed alla passione di molte persone, al contributo di enti che hanno creduto nel progetto sostenendolo finanziariamente ed alle numerose persone che da molto tempo seguono i vari appuntamenti.
Carniarmonie non č soltanto un insieme di concerti organizzati in luoghi che rappresentano la storia e la cultura locale, č un’opportunitŕ per il territorio per accogliere e farsi conoscere nel modo migliore.
Anche per questo abbiamo voluto accostare alla musica un simbolo che racchiude un elemento fortemente identitario della nostra cultura e della nostra tradizione, associato al valore del dono dell’accoglienza, il Gugjét. Un cuore dalla forma particolare, nato in Carnia nei primi anni del ‘700 che serviva, fino a pochi anni fa, a fermare uno dei ferri del lavoro a maglia, oggi riscoperto quale oggetto unico nel suo essere, dono d’amore e di attenzione dei nostri uomini alle nostre donne.
Attenzione a valori che cuore e musica sanno esprimere nella ricerca del bello e dell’armonia.
Aurelia Bubisutti
Assessore alla Cultura
del Comune Capofila
Cittŕ di Tolmezzo
Cenni storici sul gugjét
Il gugjét č un oggetto che arriva da lontano, dalla vita quotidiana delle donne carniche di un tempo ormai dimenticato; nacque come un rimedio che gli uomini regalavano alle loro donne e divenne un dono tipico dei fidanzati alle fidanzate, dei mariti alle mogli: le donne carniche, mentre portavano la gerla, erano solite lavorare a maglia, ma il ferro che veniva appoggiato al fianco finiva per ferirle.
Da qui nacque l’idea del gugjét, un piccolo oggetto a forma di cuore, inciso a motivi floreali, in ottone o in rame, all’interno del quale veniva appoggiato il ferro e che le donne portavano sempre con sé, appeso al grembiule. Persa la sua funzione, fině prima nei solai e in vecchi bauli, poi relegato al museo come testimonianza delle abitudini di un tempo passato per sempre.
A riscoprirlo č stato l’orafo Romano Pellegrina che ha realizzato delle riproduzioni fedeli del gugjét conservato al Museo Carnico, dapprima in argento, poi in metallo, in dimensioni diverse e per gli usi piů disparati, come accessorio, bracciale, pendaglio o portachiavi. In breve tempo gli emigranti e i turisti hanno cominciato a richiederlo come souvenir della Carnia e gli artigiani hanno iniziato a realizzarne delle versioni in legno, in ceramica, riprodotto su ricami, cuscini; in una pasticceria di Tolmezzo si trovano perfino i biscotti a forma di gugjét.
Un piccolo cuore che sa di tradizione e che č diventato un prodotto artigianale, ma soprattutto un simbolo identitario, legato al territorio e alla sua storia, che ben racconta le sue radici e che incarna perfettamente lo spirito del popolo carnico. Il gugjét rappresenta il cuore della Carnia tanto che Tolmezzo e la sua amministrazione hanno pensato di farne l’immagine della cittŕ, un segno di riconoscimento e di promozione, nato da un antico gesto romantico che in questi tempi ricordi a tutti la sua gente e il suo territorio.
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