pubblico

Grazie al meraviglioso pubblico di Carniarmonie 2015!

Arrivederci al prossimo anno!!!

Due sensi: udito e vista. Tre discipline: musica, storia, arte. Una parola unica, creata prima che nascesse il cancelletto  dell’hashtag di Twitter: Carniarmonie. #carniarmonie si scriverebbe oggi.

La XXIV edizione della rassegna musicale è anche questo: un accurato stimolo culturale che migliora la nostra capacità di ascolto e di lettura del territorio. La Città di Tolmezzo sostiene e promuove Carniarmonie perché è un’offerta musicale di assoluto valore, incastonata in cornici architettoniche di pregio. Spartiti vergati su pagine che narrano la storia di questa terra. Con tutto il rispetto che la pratica dell’ascolto musicale da cd, mp3 o vinile merita, la musica dal vivo è un’altra cosa. Ecco perché come sindaco vi invito a provare e riprovare l’esperienza di Carniarmonie, che è ascolto in alcuni casi sublime e sempre di ottimo livello, ma è anche percorso di storia, perché diverse e radicate nel territorio sono le sedi dei concerti; da qui il valore musicale, storico, architettonico.

Come i campanili di questi paesi, come il profilo delle montagne che concludono lo sguardo, Carniarmonie è ormai anima del paesaggio musicale di questi luoghi e perciò appuntamento ineludibile per chi ama la musica e vuole scoprire le nostre terre.

Francesco Brollo
Sindaco della Città di Tolmezzo

gugjet

Cenni storici sul gugjét

Il gugjét è un oggetto che arriva da lontano, dalla vita quotidiana delle donne carniche di un tempo ormai dimenticato; nacque come un rimedio che gli uomini regalavano alle loro donne e divenne un dono tipico dei fidanzati alle fidanzate, dei mariti alle mogli: le donne carniche, mentre portavano la gerla, erano solite lavorare a maglia, ma il ferro che veniva appoggiato al fianco finiva per ferirle. Da qui nacque l’idea del gugjét, un piccolo oggetto a forma di cuore, inciso a motivi floreali, in ottone o in rame, all’interno del quale veniva appoggiato il ferro e che le donne portavano sempre con sé, appeso al grembiule. Persa la sua funzione, finì prima nei solai e in vecchi bauli, poi relegato al museo come testimonianza delle abitudini di un tempo passato per sempre. A riscoprirlo è stato l’orafo Romano Pellegrina che ha realizzato delle riproduzioni fedeli del gugjét conservato al Museo Carnico, dapprima in argento, poi in metallo, in dimensioni diverse

e per gli usi più disparati, come accessorio, bracciale, pendaglio o portachiavi. In breve tempo gli emigranti e i turisti hanno cominciato a richiederlo come souvenir della Carnia e gli artigiani hanno iniziato a realizzarne delle versioni in legno, in ceramica, riprodotto su ricami, cuscini; in una pasticceria di Tolmezzo si trovano perfino i biscotti a forma di gugjét. Un piccolo cuore che sa di tradizione e che è diventato un prodotto artigianale, ma soprattutto un simbolo identitario, legato al territorio e alla sua storia, che ben racconta le sue radici e che incarna perfettamente lo spirito del popolo carnico. Il gugjét rappresenta il cuore della Carnia tanto che Tolmezzo e la sua amministrazione hanno pensato di farne l’immagine della città, un segno di riconoscimento e di promozione, nato da un antico gesto romantico che in questi tempi ricordi a tutti la sua gente e il suo territorio.